LE ORIGINI DEI RITI DI MISRAIM E MEMPHIS

La Massoneria Egizia, secondo la leggenda mitopoietica tradizionale , viene portata nel 46 d.C. in Europa dal saggio Ormuz, discepolo di San Marco. Ma la Massoneria in quanto tale sarebbe vecchia quanto il mondo, essendo stato Adamo il primo uomo a formare una Loggia. Oggi si ammette, meno poeticamente, che l’eredita sapienziale Egizia si sia trasferita in Grecia, abbia influenzato l’ebraismo e la Qabalah, abbia definito l’ermetismo, modellato lo gnosticismo delle prime comunità cristiane. La Massoneria ha ereditato questi molteplici depositi mettendoli a sistema, raccogliendo in un unico percorso di formazione e di crescita, di bildung, quello che aveva un’unica origine e un’unica fonte. La tensione spirituale dell’io che cerca un dove verso cui andare, sentendo che quel punto di arrivo è al tempo stesso il suo punto di partenza, è un desiderio di contatto con qualcosa di primigenio – con il Sé – di cui i dilettanti dello spirito sterilizzano il senso. Ma l’iniziato sa leggere dopo ogni punto il silenzio che ha perso, ed è per questo che possiamo affermare con una buona dose di sicurezza, che il Rito di Misraim nasce in Italia, e che il culmine della sua sapienza, ovvero gli Arcana Arcanorum, trovano nella Saturnia Tellus la loro compiuta sistemazione.
I Maestri Passati cui nei secoli fu trasmesso il Fuoco li ritroviamo, dalla metà del Settecento in poi, a Napoli. È là, nella zona dove ancora oggi è la bellissima piazzetta Nilo, nei pressi del Palazzo del principe di Sangro e della Cappella di San Severo così ricca di simboli ermetici ed alchemici, che prende forma la leggenda del Grande Oriente Egizio.
È il cosiddetto nodo napoletano, vero rompicapo per gli studiosi di esoterismo e storia della Massoneria: perché a Napoli si forma una comunità iniziatica di valore così straordinario? Cosa lega Bocchini, Lebano, De Servis, Kremmerz? Prima di approfondire il legame iniziatico che lega questi Fratelli, occorre rileggere l’art. 1 degli Statuti del Grande Oriente Egizio: “La formula Grande Oriente Egizio è una esplicazione dell’idea scientifica, religiosa e magica sotto l’apparenza moderna massonica. La sua manifestazione ierogrammatica e ierografica è espressa nel sigillo ierografico dell’Oriente antico, il Sole che esce o si leva dal mare. Oriente del Sole unico della scienza perfetta, assoluta ed immutabile…”.
Il Sole rischiara dunque il cammino dell’iniziato, il Sole che è occhio di Horus e Sol Invictus, emblema di Helios ed oggi presente in tutti i Templi massonici: nell’emblema e negli Statuti del Grande Oriente Egizio è disvelato con chiarezza quasi disarmante l’enigma della Tradizione massonica solare: perpetuare i Misteri mediterranei trasmettendoli all’interno di quella che era in quel tempo l’ultima Via iniziatica rimasta in Occidente, ovvero la Massoneria.
I Maestri Passati che abbiamo elencato avrebbero fatto tutti parte del Sinedrio del Grande Oriente Egizio, manifestazione esterna di un cerchio interno a sua volta denominato Ordine Osirideo Egizio.
Di tale riservatissimo Ordine avrebbe fatto parte anche un certo N. R. Ottaviano, che sdegnosamente scrisse al Kremmerz, rimproverandolo con asprezza per l’opera di divulgazione dei misteri dell’ermetismo che egli faceva pubblicando una rivista e costituendo accademie miriamiche in tutta Italia. Ottaviano oppose infatti al generoso Giuliano Kremmerz il “diritto di non dare”, ovvero una moderna declinazione del non “gettare le perle ai porci”.
Dietro lo pseudonimo di Ottaviano si celava, secondo numerosi autori, Leone Caetani, duca di Sermoneta ed insigne studioso di cultura araba…ovvero secondo taluni l’ultimo Gran Jerofante del ramo napoletano del Rito di Misraim.
Ottaviano era dunque un Maestro Osirideo, ma al tempo stesso anche un Fratello, al pari degli iniziati qui citati, del Rito di Misraim, la forma massonica all’interno della quale era stato posto il secretum per eccellenza, ovvero gli Arcana Arcanorum.
Quanto alle radici che danno linfa vitale al nostro Regime, i nomi di chi cerca il senso nell’uomo sono quelli di Pitagora, Giamblico, Plutarco, Platone, Proclo. Più tardi Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Raimondo de Sangro, Cagliostro, Giustiniano Lebano, Domenico Bocchini, Pasquale de Servis, Giuliano Kremmerz. Nel 1555 Filippo Bruno, a Napoli, entra nel convento di San Domenico Maggiore e diventa Giordano, probabilmente in omaggio a quel Giordano Crispo che lo avvia alla metafisica. Quelle mura ripareranno i suoi fertilissimi studi, da subito orientati non ad una giustificazione del dogma e della teologia, ma una rivendicazione della “buona religione”, quella egiziana, che un certo cattolicesimo ha distrutto e che bisogna invece far rivivere. Nello Spaccio de la Bestia trionfante scriverà: «Non lo sai, Asclepio, come l’Egitto sia l’immagine del cielo».
In quel quartiere, nella Napoli greco-romana, si era stabilita una colonia egiziana proveniente da Alessandria , colonia da subito soprannominata ‘nilense’. In omaggio alle terre d’Egitto venne eretta una statua, oggi ricollocata a due passi da San Domenico, dedicata al Fiume Nilo, un vecchio barbuto disteso sulla pietra, con tre putti a simboleggiarne i rami, con una cornucopia stretta dal suo braccio destro e un coccodrillo ai piedi e una sfinge .
Tracciamo una linea immaginaria tra San Domenico e la Statua del Nilo e otteniamo la base di un triangolo il cui vertice è appena un isolato più in là ad indicare un altro grande protagonista della metastoria che stiamo raccontando: Raimondo di Sangro.
Il già citato Principe di San Severo è uno dei più rappresentativi personaggi di quella tradizione iniziatica che all’Egitto fa riferimento. Letterato, accademico, alchimista, filosofo: Raimondo di Sangro fu questo e molto di più. Gran Maestro della Massoneria napoletana, fondatore della Loggia La Perfetta Unione, coltivò un cerchio interno, che si riuniva nelle stanze del suo Palazzo a due passi dalla Cappella della famiglia a cui il Principe dedicò ogni sua risorsa finanziaria. Lì fu iniziato – agli Arcana Arcanorum – lo stesso Alessandro Conte di Cagliostro.
Scrive Asclepius nella sua opera magistrale “Il ruolo della Massoneria Egiziana nella storia della Miriam”: “Sono precocissimi i rapporti fra gli ambienti ermetici napoletani e l’appena nata massoneria speculativa, risale infatti al 1728 la nascita a Napoli della Rispettabile Loggia “Perfetta Unione”, il cui motto fu “Qui quasi cursores lampada tradunt”. Essa fu eretta su richiesta di Giorgio Olivares e Francesco Xaverio Geminiani, tra l’altro questa è in assoluto non solo la prima Loggia napoletana ma altresì la prima loggia italiana di cui sia abbia notizia certa ed avrà, come vedremo, un ruolo rilevante nella genesi della massoneria egiziana.

Già il simbolo scelto da questa Loggia ci parla di un interesse spiccato dei suoi membri per l’antico Egitto e per l’ermetismo, raffigurando una sfinge in campo aperto sul cui fianco campeggia una luna; a far da sfondo una piramide cui si accede passando attraverso due colonne, e sul vertice della piramide risplende un magnifico sole allo zenith.
Le due colonne sono evidentemente quelle del tempio di Salomone, tanto care ai massoni, ma il fatto che qui siano anteposte all’ingresso della piramide anziché a detto tempio, sta a dimostrare proprio che il sapere custodito dalla massoneria in generale e da quella Loggia in particolare, proviene in realtà dall’antico Egitto, culla di ogni sapere iniziatico.
Che proprio la Perfetta Unione abbia costituito il primo nucleo di ciò che in seguito diventerà il Rito di Mizraim, detto anche Rito Egiziano, lo dimostra altresì il suo piedilista che raccolse ben presto personalità eminenti della cultura ermetica napoletana come Don Raimondo di Sangro principe di Sansevero, il principe Gennaro Carafa Cantelmo Stuart della Rocella, il Cavaliere d’Aquino di Caramanico ed Henri Théodor Tschoudy, per citarne solo i nomi più noti.
Raimondo di Sangro fu iniziato in massoneria a Parigi il 24 maggio 1737, mentre Gennaro Carafa lo fu nel luglio dello stesso anno, entrambi nella Loggia del Duca di Villeray. Rientrati in Italia i due principi si affiliarono immediatamente alla Perfetta Unione, della quale Raimondo di Sangro diverrà Venerabile nel 1744. A partire dal 1745 frequentò quella Loggia anche Henri Théodor Tschoudy, autore di una celebre opera massonico-alchemica intitolata “Etoile Flamboyante”, pubblicata nel 1766, e contenente parte del sapere ermetico che costui aveva appreso a Napoli dal Principe di Sangro che fu suo Maestro e mentore. Prova ne sia che in detta opera è riportato anche un discorso tenuto in Loggia dal principe di Sangro nel 1745, in occasione di una iniziazione al grado di apprendista.
Grazie al sapere ermetico appreso all’interno della Perfetta Unione, Tschoudy potè più tardi fondare un proprio Rito Adonhiramita, ad impianto eminentemente ermetico, nel quale gradi come “Cavaliere della Volta Segreta di Perfezione”, “Cavaliere del Sole”, “Commendatore degli astri”, “Cavaliere della Fenice”, “Cavaliere dell’Iride”, “Cavaliere dell’Aquila Nera”, “Vero Massone” ecc., costituiranno lo strumento di elezione per la trasmissione e la diffusione in tutta Europa del sapere magico ed alchemico di origine prettamente partenopea. Occorre inoltre far rilevare che proprio questi gradi costituiranno la struttura portante del futuro Rito di Mizraim, che assieme a quello di Cagliostro maggiormente interessa alla nostra storia.
Del resto gli scambi culturali ed ermetici che la Perfetta Unione intrattenne in quel periodo non sono limitabili a quelli posti in essere dallo Tschoudy, poiché già nel 1738 essa fu in relazione con una Loggia romana denominata, guada caso, Misraim, fondata da Sir Martin Folkes, il quale fu presidente a Londra sia della Royal che dell’Egyptian Club. Al proprio fondatore la Loggia romana fece dono nel 1738 di una medaglia commemorativa, in occasione della sua partenza da Roma per sfuggire all’amore ardente di Santa Romana Chiesa, medaglia recante una effige pressoché identica al sigillo della Perfetta Unione, e attualmente conservata al British Museum.

Da segnalare anche che nel febbraio del 1739 Sir Martin Folkes pubblicò un opuscolo dal titolo “Relation apologique et historique de la Société des Francs Macons”, apparso anonimo, nel quale si espone una dottrina di sapore prettamente ermetico-alessandrino. Ovviamente quest’opera a Roma fu condannata ad essere bruciata per mano del boia e anche i membri di quell’officina avrebbero fatto la stessa fine se l’intera Loggia non si fosse assonnata poco dopo la pubblicazione della bolla pontificia “In Eminenti” di Clemente XII, che segnò la mai revocata scomunica della massoneria da parte dell’ecumenica e tollerante Chiesa Cattolica.
Non ci resta da segnalare che quanto scrive Renato Soriga , secondo il quale si deve al Principe di Sangro e al suo entourage l’elaborazione nel 1747 del primitivo nucleo del Rito di Misraim (altrimenti detto Rito Egiziano). Questo dato offerto dallo studioso conferma quanto trasmesso dalle fonti tradizionali del Rito, le quali vogliono che sotto il Magistero di Raimondo di Sangro il 10 dicembre 1747 sia stato fondato il nucleo originario di quello che nella nostra storia abbiamo definito Grande Oriente Egiziano, sotto il titolo distintivo di Antico e Primitivo Ordine Egizio o Rito di Mizraim”.
Questa è la ragione per la quale il nostro Venerabile Rito, pur non vantando alcuna successione diretta dal Grande Oriente Egiziano, ha voluto espressamente richiamarlo nella sua attuale denominazione, nella chiara volontà di un doveroso omaggio e di una ricercata ispirazione spirituale.
Come abbiamo detto, è possibile che nel 1747 il nucleo originario del Rito di Misraim fosse già stato delineato dal Principe di San Severo. Altre fonti, in realtà non del tutto incompatibili con quanto testè ipotizzato, vogliono che un gruppo di Sociniani abbia chiesto una patente costitutiva a Cagliostro, allora di passaggio a Trento. Il Rito di Misraim sarebbe allora nato a Venezia nel 1788; ma forse Cagliostro non fece altro che esportarlo da una nazione all’altra, essendo all’epoca l’Italia divisa in vari staterelli. Arricchito da influenze Templari, il Rito si diffonde prima a Milano poi a Genova e quindi fa ritorno a Napoli. Qui sarà introdotto Michel Bédarride nel 1810. Negli anni successivi questi si darà particolarmente da fare con due suoi fratelli per diffondere il Rito in Francia. Il 14 maggio del 1814 stabilirono nel loro domicilio parigino, in Rue des Bons-Enfants 27, il primo Gran Capitolo del Rito di Misraim, ponendosi da subito in posizioni che oggi chiameremmo border-line nei confronti della regolarità e della ortodossia massonica del Grande Oriente di Francia.

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